COME GLI OCCHI INFLUENZANO LA POSTURA

La funzione visiva rappresenta uno dei principali sistemi che determinano l’assetto posturale: il cervello, infatti, attraverso essa acquisisce più dell’80% delle informazioni che provengono dall’esterno e, tramite le sue numerose interconnessioni neuro-motorie, modula in tempo reale le funzioni statiche e dinamiche del corpo (Scoppa, 2002).
La visione, oltre a possedere una funzioneesterocettiva grazie alla retina (raccolta delle informazioni provenienti dall’esterno), gode anche di qualità propriocettive attraverso i recettori che hanno sede nei muscoli estrinseci degli occhi (raccolta delle informazioni provenienti dall’interno).
Queste vengono integrate con quelle provenienti dalla muscolatura della colonna cervicale e quelle dell’apparato dell’equilibrio nel meccanismo dell’oculo-cefalogiria: ciò è permesso dai fasci nervosi che si occupano del controllo riflesso dei movimenti del capo, del collo e degli occhi in risposta a stimoli vestibolari (FitzGerald et al., 2012).

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Le scuole di posturologia francese ed americana hanno riscontrato che i disturbi oculari che modificano la postura sono quindi sia quelli di rifrazione come la miopia, l’astigmatismo o l’ipermetropia, i quali forniscono indicazioni esterocettive distorte, sia quelli di mobilità dei globi oculari, che modificano la fisiologica propriocettività (Schiffer, 2015).

I primi vengono solitamente gestiti con varie tipologie di lenti, mentre i secondi vengono diagnosticati raramente e la loro mancata correzione causa un’alterazione dello schema posturale e dei normali rapporti di forza esistenti tra le varie catene muscolari del corpo (Bricot, 1998).
In particolare, dato che il controllo della posizione del capo avviene grazie all’integrazione delle informazioni provenienti dai differenti sistemi recettoriali, anche le alterazioni a carico del sistema visivo causano inevitabilmente una Posizione Anomala del Capo (PAC); questo “torcicollo oculare” può essere indice di un’anisometropia non corretta (rifrazione differente tra i due occhi), di una disfunzione muscolo-scheletrica o di deficit di convergenza a carico di un occhio.

La PAC può manifestarsi costantemente o apparire durante particolari richieste visive, come quelle di precisione o quelle eseguite a meno di 35 cm di distanza: il soggetto si presenterà con il capo ruotato dalla parte opposta all’occhio che è in difetto di convergenza per facilitare la sua performance.

Le rotazioni compensano deviazioni causate da un anomalo funzionamento dei muscoli retti orizzontali (b), le flesso-estensioni quelle date da un deficit dei retti verticali (c/d), mentre le inclinazioni si instaurano per disfunzioni a carico dei muscoli obliqui (e).

Sul piano posturale il torcicollo oculare è un quadro disfunzionale in grado di causare alterazioni sia a livello della colonna, che all’apparato stomatognatico e/o podalico, mentre, per il sistema visivo, rappresenta una strategia per garantire la collaborazione oculare anche in condizioni di fragilità binoculare (scarsa collaborazione fra i due occhi).
Ad una perdita dell’allineamento dello sguardo consegue automaticamente ed inconsciamente un assetto posturale di compenso, messo in atto, sia in statica che in dinamica, dal sistema nervoso centrale per mantenere una visione nitida ed efficace e per adattarsi all’ambiente occupazionale (Giannelli et al., 2012).

ALTRI DISTURBI CORRELATI ALL’INEFFICIENZA DEL SISTEMA VISIVO

Le cause principali dei sintomi sgradevoli correlati ai disturbi dell’apparato visivo sono le problematiche che incidono sull’acutezza, quelle irritative date da patologie, oppure quelle generali associate (Rossetti e Gheller, 2003). Tra queste ultime si evidenziano:

      • Cefalea frontale, visione offuscata, diplopia (visione doppia), bruciore ed arrossamento oculare, fotofobia (ipersensibilità alla luce), affaticamento visivo e difficoltà di lettura: questi sintomi insorgono in particolare durante la visione da vicino e sono molto frequentemente associati a deficit di accomodazione, di convergenza ed alle eteroforie (deviazioni oculari latenti) (García-Muñoz et al., 2014).

        Moltissimi bambini e ragazzi d’età scolare, infatti, riportano questi disturbi durante l’esecuzione di compiti che necessitano di un coinvolgimento oculare ravvicinato, poichè in questa condizione viene richiesto maggior sforzo accomodativo (Abdi et al., 2007).

      • Astenopia oculare, termine che indica il dolore oculare o cefalico causato da alterazioni della funzionalità visiva: spesso emerge nelle situazioni in cui l’impegno visivo eccede rispetto alle capacità del soggetto (Giannelli et al., 2012). L’insufficienza di convergenza ed accomodazione, infatti, è la causa più comune di astenopia tra gli 8 ed i 15 anni (Borsting et al., 2003)

      • Difficoltà di concentrazione associate anche a problematiche di apprendimento: i deficit funzionali del sistema visivo inducono gli studenti ad evitare di svolgere i lavori a distanza ravvicinata a loro assegnati perchè di difficile esecuzione (Abdi et al., 2007).

      • Dislessia: nel 1994 era stata evidenziata una stretta correlazione tra l’insufficienza di accomodazione e questo disturbo (Evans et al., 1994) e nel 2008 è stato confermato il rapporto che intercorre tra la prima e le difficoltà di lettura di scolari d’età compresa tra gli 8 ed i 13 anni (Palomo-Álvarez e Puell, 2008): i movimenti oculari dei soggetti dislessici sono più imprecisi, con più regressioni e rifissazioni rispetto alle saccadi dei normolettori.

      COSA E’ INDICATO FARE

      Se durante una valutazione posturale si riscontra un deficit a carico del sistema visivo è importante sottoporsi ad una visita ottica-optometrica. Durante questa seduta viene effettuata un’analisi refrattiva che identifica i difetti visivi in tutte le loro accezioni (miopia, ipermetropia ed astigmatismo) e vine valutata la qualità dell’equilibrio binoculare data dal livello di cooperazione dei due occhi, il tutto sempre in rapporto all’ambito occupazionale del paziente.

      Per comprendere l’utilità dei test funzionali effettuati basta pensare ai soggetti che devono mantenere a lungo la fissazione visiva a distanze ravvicinate (attività di grafica, studio, saldatura, chirurgia, ecc.), oppure che guidano in diverse condizioni di illuminazione ed hanno bisogno di percepire le distanze con velocità e precisione per superare una macchina o frenare in tempo: in questi casi non basta avere una buona acuità visiva, bensì è indispensabile godere di un’ottima collaborazione binoculare e di stabilità fusionale, per stimare le distanze.

      Un sistema visivo fragile è caratterizzato dalla presenza di alterate capacità accomodative e/o di convergenza: le terapie per la sua gestione hanno quindi lo scopo di aumentare le abilità accomodative ed oculomotorie dell’apparato, con conseguente incremento delle competenze di fusione delle immagini sia a livello sensoriale che motorio (movimenti di vergenza e di divergenza).
      I trattamenti per il controllo di queste disfunzioni sono progettati per migliorare la qualità della vita del paziente: il loro scopo è quello di eliminare sintomi come mal di testa, astenopia, scarso rendimento scolastico, lavorativo o sportivo, perdita di concentrazione ed affaticamento oculare e sistemico.
      Le terapie più utilizzate sono le correzioni ottiche rappresentate da lenti o prismi ed il Visual Training, una “ginnastica visiva” il cui scopo è aumentare l’equilibrio neuromuscolare, neurofisiologico e neurosensoriale dell’apparato per permettere al paziente di raggiungere una migliore efficienza ed il massimo comfort a livello visivo.

      Giulia Romellini

      Giulia Romellini

      Osteopata D.O.
      • Abdi S., Brautaset R., Rydberg A., Pansell T. (2007), The influence of accommodative insufficiency on reading. Clin Exp Optom, Vol. 90 (1): 36-43
      • Borsting E., Rouse M.W., Mitchell G.L., Kulp M.T., Scheiman M., Cotter S.A., Cooper J., London R. (2003), Validity and Reliability of the Revised Convergence Insufficiency Symptom Survey in Children Aged 9 to 18 Years. Optom Vis Sci, Vol. 80: 832-838
      • Bricot B. (1998), La Riprogrammazione Posturale Globale. Roma: Statipro
      • Evans B.J., Drasdo N., Richards I.L. (1994), Investigation of accommodative and binocular function in dyslexia.
      Ophthalmic Physiol Opt, Vol. 14 (1): 5-19
      • FitzGerald T., Gruener G., Mtui E. (2012), Neuroanatomia con riferimenti funzionali e clinici. Milano: Edra
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      • Giannelli L., Giannelli M., Moro G. (2012), L’esame visivo efficace. Palermo: Medical Books
      • Palomo-Álvarez C., Puell M.C. (2008), Accommodative function in school children with reading difficulties. Graefes
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      • Rossetti A., Gheller P. (2003), Manuale di optometria e contattologia. Bologna: Zanichelli
      • Schiffer R. (2015), Biomedica posturale e biometria digitalizzata. Inquadramento clinico e strumentale della postura.
      Cuneo: Edizioni Publiedit
      • Scoppa F. (2002) Posturologia: il modello neurofisiologico, il modello biomeccanico, il modello psicosomatico.
      Otoneurologia 2000, Vol. 9