COME LA BOCCA INFLUENZA LA POSTURA

Ciò che è orizzontale nei tuoi 32 denti è verticale nelle tue 32 vertebre (Pagnini, 2020). L’apparato stomatognatico è uno dei principali sistemi deputati a determinare l’assetto posturale, grazie alla ricchissima presenza di recettori coinvolti nel suo controllo: le sue afferenze propriocettive (informazioni che dalla bocca giungono al cervello) originano infatti dai muscoli masticatori e linguali, dai tendini, dalle articolazioni, dagli alveoli e dal parodonto; tramite i nervi facciale, trigemino e ipoglosso esse vengono inviate ad un’area molto estesa, quindi molto importante, della corteccia cerebrale (FitzGerald et al., 2012).

Il Sistema Tonico Posturale funziona come un sistema fisico a vasi comunicanti e il tono muscolare è la sua livella: é attraverso le catene muscolari che un difetto occlusale si propaga successivamente in altri distretti e viceversa.
Si distinguono infatti alterazioni posturali di tipo ascendente e discendente: le prime hanno come causa scatenante la periferia e si propagano fino al cranio, influenzando la posizione cranio-mandibolare e dentale (problematiche della bocca non sono sempre originate dalla stessa), mentre le seconde originano dalle strutture dell’apparato stomatognatico e si trasmettono in periferia, a qualsiasi livello corporeo (Scoppa, 2003)

Il trait d’union funzionale tra bocca e colonna vertebrale è l’osso ioide: i collegamenti anatomici che intrattiene con la bocca, il cranio, lo sterno e il cingolo scapolare, rendono questo osso protagonista nella relazione cranio-occluso-posturale.
Lo ioide partecipa ai movimenti della mandibola durante la deglutizione, la fonazione e la respirazione, bilanciandoli alle sollecitazioni dei muscoli vertebrali addetti al controllo della posizione della testa, che contemporaneamente subiscono anche l’influenza delle afferenze visive e vestibolari (Pagnini, 2020).

Connessioni anatomiche delle strutture appartenenti al sistema stomatognatico
TMD-3
Connessioni anatomiche delle strutture appartenenti al sistema stomatognatico

LE CAUSE PRINCIPALI DEI DISORDINI TEMPORO-MANDIBOLARI

Nel 1990 J. Bell propose il termine Disordini Temporo-Mandibolari per indicare non solo le problematiche legate all’articolazione temporo-mandibolare, ma anche tutti i disturbi funzionali dell’apparato masticatorio (Okeson, 1997).
Le malocclusioni, ad esempio, sono condizioni patologiche per le quali non si realizza un corretto e fisiologico combaciamento tra i denti delle due arcate antagoniste, mandibolare e mascellare. I loro fattori causali possono essere genetici, embriologici, metabolici o endocrini, malattie, abitudini viziate (es. succhiamento del dito) oppure traumi (es. traumi da parto, malposizionamenti fetali, incidenti).
Una malocclusione può conseguire ad un alterato allineamento dei denti o a una loro anomala posizione (disarmonia dentale), ad uno scorretto sviluppo delle ossa mascellari, mandibolari o dell’ Articolazione Temporo-Mandibolare (d. scheletrica), oppure a tensioni anomale dei muscoli masticatori e ioidei (d. neuro-muscolare) (Treccani, 2012).
In particolare, i precontatti sono una disarmonia dentale molto comune delle alterazioni occlusali e deglutitorie: un dente ruotato o malposizionato tocca il suo corrispettivo prima degli altri durante i movimenti mandibolari e ciò determina delle rotazioni necessarie per poter efficacemente chiudere la bocca. Questo meccanismo induce il sovraccarico di alcuni gruppi muscolari, facilmente evidenziabile a livello di viso, collo e testa ed è alla base di molte cefalee muscolo-tensive (Montorsi, 2007).
La deglutizione atipica invece è un importante esempio di disarmonia neuro- muscolare: la lingua può assume posizioni anomale con variazioni asimmetriche del tono dei suoi muscoli a causa della presenza di frenulo linguale corto, disarmonia della cavità orale per mancanza di denti, asimmetria palatale data da vizi di succhiamento protratto, respirazione orale o ipertrofia adeno-tonsillare.

Anatomia della muscolatura linguale

I cambiamenti della dinamica deglutitoria determinano una modificazione spaziale dell’osso ioide e dell’atlante, la prima vertebra cervicale su cui si inserisce: una lingua anteriorizzata, retrusa o in torsione causa lo spostato in avanti, indietro o in torsione della colonna cervicale e, quindi, dell’intera postura del soggetto (Pagnini, 2020). In un pazientte con DTM è importante capire se è la malocclusione a causare una disfunzione atipica o il contrario, dato che la spinta linguale è uno dei più importanti fattori determinanti lo sviluppo dell’apparato stomatognatico durante la crescita.

Classi occlusali e relative classi posturali

In merito ai rapporti antero-posteriori tra le arcate dentali il dentista statunitense Edward Angle ha definito tre classi occlusali; esse sono state successivamente correlate a delle classi posturali, in base all’osservazione statistica del portamento e dell’occlusione della popolazione (Stefanelli, 1990). In particolare:

Prima classe = la posizione mascello-mandibolare è congruente e nella norma; ad essa

si associa una postura senza grosse anomalie o asimmetrie. Tutte le lordosi e tutte le cifosi del corpo sono mantenute correttamente, l’appoggio plantare e gli arti inferiori non presentano alterazioni di

importante entità.

Seconda classe = l’arcata superiore è anteriore rispetto a quella inferiore (mandibola retrusa); la postura è sbilanciata in avanti, a partire dal capo che si presenta anteposto. Ne consegue un aumento delle curve della colonna vertebrale, l’antiversione del bacino ed il varismo di ginocchia e piedi. •Terza classe = l’arcata superiore è posteriore rispetto a quella inferiore (mandibola protrusa); la postura è sbilanciata in dietro, vi è una diminuzione delle curve della colonna, la retroversione del bacino ed il valgismo di ginocchia e piedi. Una malocclusione determina sempre rapporti spaziali mandibolo-mascellari incongrui, stress di deglutizione e tensioni muscolari di adattamento (Montorsi, 2007).

I SINTOMI PRINCIPALI ASSOCIATI AI DISORDINI TEMPORO-MANDIBOLARI

La sintomatologia legata ai DTM si manifesta in base ai limiti di tolleranza individuale

  • Dolori a viso, mandibola, orecchio
  • Sensibilità dei muscoli di viso e collo alla palpazione
  • Ronzii, fischi, acufeni, tintinnii, sensazione di ovattamento
  • Restrizione dell’apertura della bocca
  • Movimenti mandibolari asimmetrici
  • Rumori dell’articolazione della mandibola (scatti, schiocchi, crepitii) • Vertigini o capogiri
  • Affaticamento della vista
  • Intorpidimento o formicolii agli arti
  • Mal di denti
  • Dolori a collo, tempie e mal di testa

COSA E’ INDICATO FARE

La consapevolezza di tutte le connessioni anatomo-funzionali descritte rendono i rapporti tra rachide cervicale, cranio ed occlusione assolutamente inscindibili: per la tensintegrità corporea garantita dalle catene muscolari, dal sistema fasciale, dalle membrane craniche a tensione reciproca l’equilibrio della bocca non può esistere se non all’interno dell’equilibrio globale del STP (Montorsi, 2007).
Per il ruolo che l’apparato stomatognatico occupa nella postura dell’individuo è necessario approcciarlo con terapie causali (che agiscono sulla causa del disturbo) libere dai dogmatismi prettamente estetici, ma che considerano la bocca il più importante strumento per affrontare le disfunzioni posturali.
In una visione globale del sistema corporeo una semplice malocclusione può rappresentare un’asimmetria integrata nel sistema posturale per mantenere il miglior equilibrio possibile, escogitata dall’organismo per compensare una condizione stressogena e per distribuire le tensioni tra i vari distretti.
L’alterazione della dinamica della suzione e della deglutizione, i denti storti, l’irritabilità, l’astenia, i dismorfismi della bocca, della colonna (come le scoliosi) e degli arti sono spesso causati dal disequilibrio del sistema cranio-sacrale (Pagnini, 2020).
Una corretta valutazione gnato-posturale deve analizzare il paziente attraverso una visione olistica e stabilire se i disturbi presentati derivano da DTM o da un’alterazione periferica: ciò permette di decidere se il trattamento deve essere di pertinenza odontoiatrica o meno e, in caso positivo, la terapia deve tendere a una riprogrammazione posturale intelligente, raggiungibile con ausili funzionali, nel rispetto della capacità individuale di risposta alla guarigione (Pagnini, 2020).
Ogni intervento stomatognatico andrà sempre a creare una risposta a cascata sul sistema muscolo-legamentoso, viscerale, membranoso e di conseguenza cranio- sacrale (Montorsi, 2007): per questo motivo che è importante che Odontoiatra ed Osteopata collaborino nel percorso di trattamento del paziente.

        Giulia Romellini

        Giulia Romellini

        Osteopata D.O.
        • FitzGerald T., Gruener G., Mtui E. (2012), Neuroanatomia con riferimenti funzionali e clinici. Milano: Edra
        • Montorsi A. (2007), Oltre il palato. Il metodo Soulet-Besombes. Roma: Marrapese Editore
        • Okeson J.P. (1997), Current terminology and diagnostic classification schemes. Oral Surg Oral Med Oral Pathol Oral
        Radiol Endod, Vol. 83 (1): 61-4
        • Pagnini M. (2020), Bocca & postura. La tua salute passa da qui. Ciò che è verticale nelle tue 32 vertebre è
        orizzontale nei tuoi 32 denti. Autopubblicato
        • Scoppa F. (2003), Posturologia: dalla dinamica non lineare alla transdisciplinarietà. Otoneurologia 2000, Vol.15
        • Stefanelli G. (1990), Sistema Stomatognatico nel Contesto Posturale. Edi.Ermes